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Neve

La neve in città provoca sicuramente qualche disagio, ma come si fa a non amarla?

Ieri sera quando sono rientrato a casa i fiocchi di neve cadevano lentamente e copiosamente sulla strada, coprendo ogni cosa, rendendo i nostri movimenti più lenti, trasformando gli attimi in secondi, creando una atmosfera surreale che concilia i pensieri più turbati.

Percorrendo via Nosadella all’incrocio con via sant’Isaia, dove inizia piazza Malpighi, le rotte lasciate dagli autobus generavano un reticolato che proseguiva, infinito all’orizzonte. Sulle medesime tracce se ne genaravano sempre delle nuove, nel silenzio di una notte coperta da una coltre ancora fresca.

La gente quando nevica si chiude in casa… mi diverte camminare ed osservare il gioco di luci ed ombre che si proiettano sui sanpietrini dalle finestre delle case quando l’affacciarsi per vedere la situazione all’esterno si fa sempre più frenetica e meno controllata.

Franca, il mio bulldog adora la neve, nonostante sia già anzianotta, ma del resto dinnanzi a certe cose torniamo bambini.

Quando ero un ragazzino andare a letto con la neve significava non andare a scuola il giorno seguente. Le macchine non si sentivano passare, il sonno era più profondo, una sensazione di tranquillità mi cullava dolcemente, consapevole che compiti in classe, interrogazioni e sveglie, almeno per quel giorno, non mi avrebbero toccato.

Quando si cresce le cose cambiano, ma la sensazione di pace e di tranquillità che questa atmosfera mi regala mi è rimasta nel cuore, così come il profumo di brazadèla appena sfornata e mangiata prima di andare a letto che mi riporta a casa di nonna Alda, circondato dalla neve e dalla quiete.

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